“Ti conosco?”
“No. Ho letto il tuo libro.”
Silenzio.
“Grazie.”
“Grazie a te.”
L’ho guardato negli occhi. È molto più vivo di quanto appare nelle foto sulle riviste. Lo sguardo. Lui non poteva sapere chi fossi, io non potevo non sapere chi lui fosse. L’avevo visto da lontano, io seduto in un bar, lui parlava al telefono, testa bassa, al suo fianco tre uomini, in silenzio.
Uno di loro si piazza davanti, tra me e lui. Ho pensato che mi avesse visto fissarlo, e che si era messo davanti apposta. Ma io mi spostavo, a destra, a sinistra, per poterlo guardare.
“È lui, è lui” dicevo. Il cuore mi batteva sempre più forte.
“No, ha più capelli, non è possibile” dicevano i miei amici, io continuavo a fissarlo, il cuore mi batteva più forte, batteva per qualcosa.
Ci alziamo dal tavolo, invece di scendere giù per la piazzetta e imboccare la strada di casa, saliamo. Io continuo a fissarlo.
Mi blocco.
“Vai, vai”, mi dicono. Io non ci riesco. Lo osservo, pietrificato. La testa mi gira, leggera.
Alla fine mi convinco. I passi sono pesanti, il cuore mi sbatte nel petto, vuole uscire fuori.
Arrivo davanti a lui e ai tre uomini. Non riesco a dire una parola, una. Schiudo le labbra per parlare, ma non mi esce il fiato.
“Ti conosco?” – dice.
“No. Ho letto il tuo libro”. Ho le lacrime agli occhi, un nodo in gola. La voce, il fiato che finalmente esce dalla mia bocca aiuta ad alleggerire il mio cuore, il mio corpo si sgonfia come un palloncino pieno d’aria lasciato libero.
“Grazie.”
“Grazie a te”. I miei amici si avvicinano. Io gli stringo la mano, loro pure. Sembrano più a loro agio di me. Forse perché non hanno letto il libro, forse perché io, quando ho davanti persone che ammiro, persone che mi hanno cambiato, e che lo hanno fatto con dei mezzi per me fondamentali, che sono riusciti a piegare gli strumenti a loro disposizione a loro piacimento, persone che per me sono Eroi, quando ho la possibilità di osservarle non solo attraverso uno schermo, la mia devozione per loro mi paralizza.
Sarebbe bello parlare di “aurea” che quel ragazzo “emanava”, ma la mia disillusione mi ha fatto pensare che se fosse stato così non solo io avrei avuto questa reazione. Peccato, sarebbe stato bello.
Oggi ho avuto una illuminazione, io.
Siamo tornati a casa, abbiamo aperto YouTube e abbiamo visto l’intervista di Roberto Saviano a Che Tempo che Fa.
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