Italia, me, il mio io.

sono le otto di mattina, e tra un’oretta devo scendere per iniziare la mia giornata lavorativa.
è una settimana che faccio questo tipo di vita, e francamente sono sempre più convinto dell’assurdità della cosa, di quanto sia disadattante il doversi adeguare ad una società che vive un terzo di giornata per la produzione, un terzo di giornata nel letto e l’ultimo terzo si muove. transports, motorways and airlines / starting and then stopping.

mi sembra una cosa assurda e il mio inconscio la rinnega. mi manda segnali inequivocabili, segnali di morte. si chiamano attacchi di panico, il che vuol dire che qualcosa nel mio cervello non va, e che bisogna scrutarci dentro. non letteralmente, intendo.

ora, volete saperla tutta? la domanda che mi pongo è: come faccio a sapere che c’è qualcosa di oggettivamente sbagliato, e che non dipende dal contesto in cui sono immerso? e poi, chissà se è lecito portare in tribunale un prodi, un berlusconi, o, perchè no, mi accontento di un semplice mastella. dovrei riuscire a trovare qualche prova che il mio forte stress sia legato alla situazione politica italiana.

beh, ho 23 anni, non ho una minima possibilità di capire quale sarà il mio futuro, non ho un governo stabile, vivo a Napoli. per ora penso che bastino, per andare in tribunale. se mi verrà in mente qualcos’altro ve lo farò sapere.

ah, l’Italia è il paese europeo con i salari più bassi. più bassi anche della cugina racchia Grecia. Rialzati, Italia!


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