Schels

non ho trovato altro titolo se non il nome di questo fotografo, per questo post. ho letto l’articolo di Repubblica sulla sua mostra, l’ho trovato interessante, ma nulla in confronto a quello che ho provato guardando le foto.
di primo impatto non ho realizzato qual era la verità. non lo so, il mio cervello ha automaticamente e stoltamente interpretato quegli occhi chiusi, distesi e calmi sulla destra come segni di un sonno profondo, disteso, senza sogni; forse per l’associazione con quelli sulla sinistra: occhi svegli, consapevoli, portatori di saggezza, esperienza, di vitalità.
il mio cervello ha impiegato un po’ di secondi prima di rendersi conto che le foto erano legate indissolubilmente al tentativo dell’artista di ritrarre le persone un attimo prima e un attimo dopo il momento in cui ciò che è,non è più.
forse perchè il mio cervello in effetti ha un concetto particolare – forse romanzato, forse drammatico, forse pittoresco – della morte. forse il mio cervello è troppo complesso per comprendere immediatamente la semplicità, la totale naturalezza della morte.
è fantastico. mi sono emozionato, e anche adesso mi ritrovo quasi a piangere di un’emozione forte, che scappa, si divincola da ogni parola che tenta di descriverla.
guardate queste foto. fatelo davvero.

2 Risposte

  1. è incredibile come il fotografo sia riuscito a cogliere una profondità tale, come renda bene quel bianco e nero, i toni contrastati, quella è l’espressione migliore che il nosto corpo ci riesca a dare… anche con gli occhi chiusi, sono sguardi profondi, come di qualcuno che ora riesca a vedere meglio di quanto potessero prima di chiuderli per l’ultima volta. suggestivo

  2. Sull’argomento ho trovato questopost che mi pare interessante.
    andy

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